Le grotte inquinate - La lista nera

Ovvero l'elenco delle grotte inquinate, ostruite e distrutte della Venezia Giulia

abisso del diavoloSono passati ormai dieci anni da quando venne pubblicato l'ultimo elenco sul degrado ambientale ipogeo (Daniele Radacich e Maurizio Radacich: "Censimento e quantificazione del degrado ipogeo della Venezia Giulia" Teston de Grota - Nuova Serie - Anno II, n° 2 - 1993) . In quell'elenco erano segnalate 330 cavità che risultavano inquinate, distrutte o ostruite. Ora le cavità interessate al problema sono, sicuramente, 387. Da allora soltanto alcune cavità sono state bonificate per iniziativa personale di alcuni Gruppi speleologici triestini.

Ci teniamo a fare una piccola precisazione: la nostra ricerca interessa solamente il territorio compreso nella Venezia Giulia perché, come ad una nostra richiesta di collaborazione, rivolta ai vari Gruppi Grotte regionali, hanno risposto solamente alcuni gruppi giuliani.

L'elenco da noi redatto è il frutto di un continuo aggiornamento di quelli precedentemente pubblicati. Già nel lontano 1926 il Colonnello Italo Gariboldi nel presentare un "Catalogo delle Cavità Carsiche della Regione Giulia" (Istituto Geografico Militare, Firenze 1926), pubblicazione con evidenti intenti militari, inseriva delle note riguardanti le grotte ostruite o contenenti rifiuti. Degli esempi riportati dal "Catalogo" del Gariboldi, ora a distanza di settantasei anni, possiamo notare che: su quindici grotte proposte tre non erano state mai più rintracciate e quindi non inserite nel nuovo Catasto Regionale. Nel 1969 Egizio Faraone scriveva, sulla Rivista Alpi Giulie (vol. 64), un articolo intitolato "Una grotta distrutta: La Grotta del Diavolo Zoppo (225 VG)" e nel 1973 "Le Grotte di interesse preistorico distrutte o danneggiate sul Carso Triestino dalla fine della guerra ad oggi" (Atti del 1° Convegno di Speleologia del Friuli Venezia Giulia, Trieste 1975).

Dobbiamo attendere gli inizi degli anni '70, del secolo scorso, per trovare la nascita di quella che sarà la coscienza ambientale dei Gruppi Speleologici: il "Comitato Regionale per la Difesa dei Fenomeni Carsici", associazione fondata da Alberto Dini e composta da speleologi appartenenti a vari Gruppi regionali. A quel tempo, presso il Comitato, operava Domenico Franzil il quale iniziò a compilare un elenco di cavità che avevano problemi ambientali. Questo primo elenco divenne la base per realizzare un "osservatorio" sul degrado che, per altro, non ebbe molta fortuna. Delle richieste di segnalazione inviate a tutti i gruppi provinciali, e poi a quelli regionali, risposero solamente alcuni Gruppi Grotte di Trieste.

pulizia esternaIl Comitato organizzò nel 1979 il "1° Convegno sull'Ecologia dei Territori Carsici" e, quello che più conta, un anno dopo vennero presentati gli Atti. In questo volume venne pubblicata una relazione, presentata a nome di Nereo Pieri e Giovanni (Gianni) Spinella, che presentava un elenco di ben 150 cavità interessate dal degrado ambientale ( "Il problema dell'inquinamento ipogeo nelle cavità del Carso Triestino" ). Questo elenco formerà l'ossatura principale di tutti gli altri che verranno redatti in seguito.

Nel 1982 vengono pubblicati gli Atti del "V° Convegno Regionale di Speleologia" (Trieste, 30 ottobre - 1° novembre 1981) in cui troviamo una relazione riguardante il degrado delle cavità archeologiche presenti nella Provincia di Trieste (Maurizio Radacich: "Elenco di cavità di interesse archeologico distrutte, inagibili o in procinto di esserlo e le cause che hanno contribuito a questo degrado speleo - archeologico" ), ed un lavoro eseguito da Giorgio Tarabocchia sul Censimento e quantificazione ed interpretazione del degrado ambientale in un'area del Carso triestino e riflessi sulle strutture carsiche in cui segnalava tra l'altro, il degrado speleologico di una zona carsica oggetto dello studio.

Nel 1990 il Club Alpinistico Triestino presenta sulla Rivista "Tuttocat" un interessante articolo, a firma di Lino Monaco dal titolo "Per qualche cartina in meno" nel quale vengono denunciati i problemi dell'inquinamento ipogeo e presentato un elenco di 31 cavità con evidenziato il tipo di degrado ambientale a cui erano soggette.

Nel 1993 sulla Rivista "El teston de grota" venne presentata a cura del "Comitato Regionale per la Difesa dei Fenomeni Carsici" (Daniele Radacich) e del "Gruppo Speleologico San Giusto" (Maurizio Radacich) il già citato elenco che sino ad oggi costituirà la "lista nera" della speleologia del Catasto della Venezia Giulia.

Per esaminare più approfonditamente il problema dell'inquinamento speleologico si veda il sempre valido ed interessante studio eseguito da Roberto Carosi dal titolo "Le grotte e l'inquinamento", pubblicato sulla Rivista "El teston de grotta" (Nuova Serie, anno I, n. 1).

 

 

 

 

 

 

 

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