Gruppo Montagna

La società nasce inizialmente come gruppo alpinistico vero e proprio, ma poche sono le notizie sull'attività dei nostri "vecchi"; sappiamo che la maggior parte di loro prediligeva la Val Rosandra sia come palestra di roccia sia come luogo d'escursione. Tra i nomi più prestigiosi ricordiamo Vittorio Di Maria e Bruno Toscan.

 

Dopo una grossa crisi della società, iniziata a partire dal 1954, bisogna attendere il 1972 per rivedere il gruppo montagna vero e proprio. Tra i primi rifondatori, ricordiamo Edi Canu, Virgilio Zecchini, Gianni Cabrera e Giovanni Crismani, ai quali si aggiungono ben presto vecchie e giovani glorie sociali.

 

Nel 1973, muore in Val Rosandra il giovane rocciatore Elio Marussich ed il gruppo ha un po' di smarrimento che però ha breve durata. Infatti l'anno successivo le prime cordate sociali fanno la loro timida, prima apparizione sui monti della regione e sulle Dolomiti. Tra questi merita senz'altro una menzione Tullio Ranni che per tanti anni diviene l'anima trainante del gruppo rocciatori, prima di passare al CAI. In seguito il Gruppo Montagna vede alti e bassi, ma sempre, regolarmente riesce a portare a termine il consueto corso di arrampicata su roccia, quest'anno giunto alla 18ª edizione.

 

Nel 1990 viene tentata anche una spedizione nella Repubblica di São Tomè, un'isola situata al largo del Gabon nel Golfo di Guinea. Otto soci del gruppo si impegnano per un paio di settimane nella salita di un monolito di basalto (360 m). A causa delle piogge torrenziali, che si abbattono sul luogo in quei giorni, il tentativo però fallisce. Ne rimane un bel filmato a diapositive, eseguite da Sergio Derossi, che il Club proietta più volte in ambito regionale. Altre spedizioni si susseguono: nel 1992, Yosemite Valley - USA e nel 1993, Marocco.

 

Tre soci, nel 1992, danno alle stampe, per conto delle Edizioni Lint, una guida intitolata "L'Arrampicata Sportiva a Trieste".

 

L'attività continua a livello personale e di gruppo ed in questi anni sono stati saliti, oltre che numerose vie classiche sulle Alpi Giulie e su quelle Carniche, anche buona parte dei 4000 nazionali tra i quali non possono mancare il Monte Bianco, il Monte Rosa, il Cervino e tanti altri. I componenti del gruppo stanno attualmente lavorando alla creazione di una guida che raccolga tutte la vie più classiche delle Alpi Giulie.

 

SPEDIZIONI

Norvegia 2009

 

Colori nel bianco

di Daniela Perhinek

 

PREMESSA

Ho scoperto lo sci-alpinismo solo da alcuni anni, in un’unione ed evoluzione di alpinismo e sci di fondo, entrambi da me praticati già da decenni, tutte attività che, come premio di grandi fatiche, danno ancora più grandi soddisfazioni. Sci-alpinismo vuol dire porsi un obiettivo e raggiungerlo con le sole proprie forze, metro dopo metro, ma soprattutto allontanarsi dalle strade battute e lasciarsi avvolgere dal silenzio ovattato in una totale immersione con la natura non ancora “addomesticata”. Anche se ciò in realtà è possibile anche quasi dietro casa, è viaggiando nel grande Nord che possiamo moltiplicare in maniera esponenziale quest’ultima esperienza, e sperimentare la più intensa comunione con la natura selvaggia.
Gli sci che oggi usiamo sono l’evoluzione di uno strumento antichissimo: un’antica incisione rupestre trovata in Norvegia a Rødøy, nella regione del Nordland, dimostra che là venivano usati già 4000 anni fa. La parola stessa sci deriva dall’antica lingua norvegese, la tradizione dello sci in Norvegia è infatti la naturale conseguenza della morfologia del paese e delle forti nevicate invernali. Lo sci moderno ha avuto le sue origini nel Telemark, durante la seconda metà del XIX secolo. Sondre Norheim, nato in questa regione della Norvegia meridionale, è considerato da molti il pioniere ed il capostipite dello sci moderno, avendo egli ideato l’equipaggiamento e le tecniche sciistiche oggi conosciute e praticate. La prima gara sciistica conosciuta si tenne nel 1843 a Tromsø, nel 1861 venne fondato a Trysil – Hedmark il primo Sci Club e nel 1877 venne fondata a Cristiania (ora Oslo) la prima scuola di sci. Nel 1888 il norvegese Fridtjof Nansen attraversò la Groenlandia sugli sci da est ad ovest ed il resoconto della sua impresa, pubblicato nel 1890, fece crescere in tutto il mondo l’interesse per lo sci, attività che, nata come mezzo di locomozione durante l’inverno ebbe da allora una sempre maggiore diffusione ed un maggior numero di appassionati, sia come sport da competizione che come hobby. Nel 1911 un’altra impresa: la spedizione di Roald Amundsen, assieme ad altri quattro norvegesi, raggiunse per la prima volta il Polo Sud, dopo aver coperto con gli sci una distanza totale di circa 3000 km.
Nella primavera del 2009, quasi in una sorta di pellegrinaggio, abbiamo insaccato i nostri sci-pellati e siamo partiti per cominciare a conoscere il nord della Norvegia, quella terra ricca di betulle dalle quali furono intagliati i primi sci della storia.

 

DIARIO DEL VIAGGIO

Partiamo con qualche dubbio. Sembra infatti che al Nord quest’anno ci sia una grave carenza di neve. Incredibile, pensando che sui monti nella nostra regione sono stati registrati accumuli di ben 10 metri.

Venerdì 20 marzo

Trasferimento con pullman di linea da Trieste a Ronchi. Volo aereo Ronchi – Monaco, poi Monaco – Oslo.

Sabato 21 marzo

Volo interno Oslo – Evenes.
Dai finestrini dell’aereo all’inizio nulla d’interessante. Tutto bianco, pianura, paesini, appezzamenti, colline ... poi ... i primi rilievi! Ecco le Isole Lofoten alla nostra sinistra! Entusiasmo e prime gite pianificate già dall’alto. Arrivo nel piccolissimo aeroporto di Evenes in mezzo alla bufera e noleggio auto. Primo impatto con le strade Norvegesi che, coperte da ghiaccio e neve, sembrano più delle piste da slittino e non invogliano certo a correre. Almeno all’inizio, perché quando scopriamo che grazie all’aiuto di ruote chiodate con punte Vidia e sistema di frenata ABS si può guidare come da noi, dobbiamo stare solo attenti a non farci prendere troppo la mano; a detta di molti le multe qui sono le più salate del mondo.
Alla fine del 2007 è stata ultimata la rete di tunnel sottomarini e arditi ponti che consente di percorrere tutto l’arcipelago partendo dalla terraferma, per cui, dopo poche ore di auto, un raggio di sole e l’ultima breve galleria scavata nella roccia ci annunciano l’arrivo a Svolvær, capitale delle isole Lofoten, dove in breve troviamo posto e ci sistemiamo in una Rorbu, tipica casa di pescatori.

 

CONTEA DEL NORDLAND - ISOLE LOFOTEN

Siamo tra il 67° e il 68° parallelo, più di 200 km al di sopra del Circolo Polare Artico, ma, grazie alla Corrente del Golfo, il clima non è poi così rigido. Gennaio e febbraio sono i mesi più freddi, con una temperatura media di -1°C, luglio e agosto sono invece i mesi più caldi, con una temperatura media di 12°C.
Data la latitudine le isole sono soggette ai fenomeni del Sole di Mezzanotte e della Notte Polare. Quando siamo arrivati noi, le ore di chiaro erano approssimativamente come a casa, ma giorno dopo giorno si poteva notare quanto velocemente la luce si stesse dando da fare per scacciare l’inverno.
Nonostante le montagne qui non siano molto alte e la cima più alta, l’Higravstinden, raggiunga solo 1161m, il fatto che sorgano direttamente dal mare fa di esse uno spettacolo straordinario.
Per calcolare il dislivello di un’escursione basta fare “altezza del monte” meno zero; tutte le gite partono infatti dal livello del mare!


Cime salite nelle isole Lofoten – Posizionamenti GPS su mappa Garmin Map Source


 

 

 

 

 

 

 

Domenica 22 marzo

Lo spessore della neve non è elevato, generalmente pochi centimetri, mezzo metro al massimo, ma sembra sufficiente. Restiamo sull’Isola Austvagøia e come prima gita ci dirigiamo verso la località di Solbakken, Kabelvåg, poco più a sud di Svolvær, per salire il VARED 700m. Posteggiamo l’auto e vediamo una ragazza con gli sci. Le chiediamo se andiamo bene per salire il nostro monte, ma ci risponde che non sa niente di monti, sta andando solo a trovare la sorella. Beh, indubbiamente gli sci qui rimangono un comodo mezzo per spostarsi. Con l’aiuto della cartina partiamo per la nostra escursione che alla fine diventerà un bel percorso ad anello, concatenando altre due cime, forse un po’ “ingorda” come prima gita ma come non farsi prendere dall’entusiasmo? In una giornata di tiepido sole, al posto delle solite corse per arrivare primi in cima, ogni pochi metri di dislivello ci fermiamo a guardare come è cambiata la prospettiva della costa frastagliata e delle isolette ghiacciate che ci stiamo lasciando alle spalle, l’arrivo in cima ci lascia completamente senza fiato, e sicuramente non per la quota! Siamo partiti con il fiordo alle spalle e adesso abbiamo il mare davanti, sotto, tutto intorno a noi! Prime curvette di assaggio ... polvere! Tornare giù? Non se ne parla nemmeno! Avanti, verso la cima alla nostra destra, altro scorcio di mare, altra polvere, altra cima, altro mare, altra polvere ... Dopo 6 ore siamo di ritorno all’auto e torniamo alla nostra Rorbu completamente soddisfatti. Cosa altro possiamo desiderare? Northern Lights!!! ... ci urla la padrona di casa appena finito di cenare. Scappiamo con l’auto alla ricerca di un angolo buio e troviamo un angolo in periferia da dove goderci le luci danzanti, l’Aurora Boreale, il fenomeno artico di incomparabile bellezza ci dà il benvenuto! Una giornata talmente appagante che da sola ha valso il viaggio.

 

Lunedì 23 marzo

Isola Austvagøia: saliamo il TORSKMANNEN 755m, dalla Centrale Elettrica di Kvitforsen, poco prima del villaggio di Vestpollen, a nord di Svolvær. Questo monte, come molti altri, visto da lontano ha una forma curva che ricorda un Drakkar, la veloce nave vichinga, con nera roccia vulcanica al posto della testa di drago. Incrociamo un gruppone di una decina di sciatori che stanno scendendo. Locali? Macchè, torinesi in trasferta per sfuggire alla troppa neve caduta dalle loro parti! Dalla cima, a 360°, mille sfumature di bianco/grigio e blu/azzurro di terra cielo e mare che si confondono ed un’altra meraviglia, la vista di un’enorme pennuto dalle ali sfrangiate che sta roteando sopra le nostre teste, che, qualcuno ipotizza, potrebbe trattarsi di un’aquila pescatrice. Discesa in 10 cm di polvere con fondo duro e perfettamente liscio. Il tempo di ritornare alle auto e il cielo si chiude ed incomincia a nevicare, tanto per non smentire la fama di variabilità del tempo locale; questo infatti durante il pomeriggio/sera dedicato al turismo cambierà ancora una mezza dozzina di volte.

Martedì 24 marzo

Isola Austvagøia: saliamo il RUNDFJELLET (Cima Est) 803m, dal ponte sul Vatterfjord-pollen, a nord di Svolvær. Dal ponte, partendo per l’escursione, assistiamo al fenomeno della corrente di marea che entra nel fiordo con inconsueta (per noi) irruenza accompagnata da un forte rumore di torrente. Ci avviciniamo al monte percorrendo la piatta riva destra, lungo leggeri saliscendi tra rade betulle alternati a tratti di bagnasciuga ghiacciati, dove la bassa luce del mattino crea un delicato effetto “glassa di zucchero”. Oggi l’avvicinarsi del maltempo arricchisce la gamma dei colori pastello presentandosi con un orizzonte dalle tonalità giallo/rosate sotto un coperchio grigio/nero. Il fronte ci raggiunge in breve e, salendo, diveniamo gli unici colori in mezzo ad un avvolgente bianco/grigio. Per fortuna la visibilità rimane sempre sufficiente a permetterci di raggiungere la cima e scendere con tranquillità. Ritorniamo all’ora del cambio di marea e così rivediamo la fiumana impetuosa che adesso esce verso il mare aperto.

Mercoledì 25 marzo

Isola Austvagøia: saliamo il KVITTINDEN 710m, partendo dall’area di sosta sull’Austnesfjorden, 1 km circa prima di Laupstad. Fin dal mattino giornata ovattata da una velatura alta. Anche oggi siamo gli unici punti colorati nel grigio. Per arrivare in cima dobbiamo superare un problematico scalino di neve di un paio di metri, fatica compensata dallo spettacolo della cresta che ci si presenta davanti. Questa sembra prolungarsi con le altre cime dietro, creando l’effetto ottico di un sottile ad aereo passaggio che si spinge avanti fino a tuffarsi nel mare in un orizzonte ravvivato da una sottile linea rosata.

Nel pomeriggio trasferimento al sud delle isole, la strada ghiacciata stretta tra le pareti a picco ed il mare, seguendo un percorso tortuoso che a volte ci costringe a seguire il fiordo fino al suo fondo e poi a uscirne per riprendere la nostra direzione, percorrendo lunghi tratti quasi deserti alternati a piccoli e coloratissimi paesini di pescatori e gelide spiagge che contornano secche dalle tonalità verde/grigio.

Nei pressi di Reine, a Sakrisøy, un piccolo centro per la lavorazione del pesce, troviamo alloggio in una Rorbu costruita verso la metà dell’ottocento, solo parzialmente risistemata, così da permetterci di risiedere in un pezzo di storia, pur senza rinunciare ad alcune, pur sobrie, comodità moderne. Attorno a noi intravediamo in mezzo alla bufera drammatiche pareti nere che cadono quasi verticalmente nel mare; sopra il nostro alloggio il Navaren, con il suo impressionante canalone intagliato come se una gigantesca accetta si fosse abbattuta sul monte. Purtroppo la troppa neve accumulatasi al suo interno stroncherà sul nascere ogni possibile velleità di percorrerlo con gli sci.
Siamo arrivati in piena stagione della pesca al merluzzo e le enormi rastrelliere che attorniano il villaggio sono quasi completamente piene di questi pesci legati a due a due e lasciati a seccare all’aria fino a giugno, quando lo stoccafisso viene ritirato e selezionato per i diversi mercati. La maggior parte del prodotto viene esportato in Italia, in Veneto dove è diventato una specialità dopo che vi fu portato dai marinai sopravissuti al naufragio della Querina, nave che una tempesta spinse nel lontano 1432 fino alle Lofoten. Le teste essiccate dei pesci invece vengono spedite in Africa Occidentale, dove sono considerate una vera ghiottoneria.

Giovedì 26 marzo

Giornata di maltempo dedicata ad un po’ di turismo. Ci spingiamo fino ad Å, ultima lettera dell’alfabeto Norvegese nonché ultima cittadina a Sud delle Isole Lofoten, per visitare il Norsk Fiskeværs Museum (Museo del Pescatore).

Venerdì 27 marzo

Ci svegliamo e sembra di essere in un altro posto!Oggi è riapparso il sole che, se da un canto ci riporta i colori e le ombre, dall’altro attenua un po’ il fascino angoscioso dei luoghi che abbiamo iniziato a conoscere durante due giorni ininterrotti di bufera. Ci dirigiamo verso l’Isola Flakstadøya, con l’intenzione di salire il Monte RUSTA, dopo aver lasciato l’auto nella località yt Skjelfjord. Il monte misura 600 m, ma ci fermiamo circa 150 metri sotto la cima, data la pericolosità del ripido pendio finale causata dalla forte nevicata del giorno precedente. Discesa in più di 20 cm di neve fresca fino alla spiaggia dove compiamo il rituale della “benedizione” degli sci in acqua di mare!

 

Soli 450 m di dislivello in un giorno non possono bastare, così, nel pomeriggio, dalla vicina Isola di Moskenesøya, raggiungiamo la cima del RYTEN (543m) partendo dalla località di Melvollen. Poca neve ventata, spelacchiata soprattutto la parte alta, ma vista dalla cima indimenticabile; con la salita infatti finisce anche la terraferma e all’improvviso ci affacciamo sul bordo di un salto alto più di mezzo km, assolutamente verticale sulle scogliere sottostanti!

Sabato 28 marzo

Isola Moskenesøya: la mattina salita al Monte ØLKONTINDEN 735m, dal posteggio nei pressi del villaggio di Hamnøya. Partiamo costeggiando un lungo lago ghiacciato, in un rado boschetto, casa di una lepre bianca. Ben presto dobbiamo mettere gli sci sullo zaino per salire un canale ripido e stretto che sbuca su un ampio e morbido plateau che seguiamo fino alla cima da dove, come al solito, salutiamo il mare sull’altro versante dell’isola. Discesa con qualche difficoltà causata da lunghi tratti ghiacciati e dal dover cercare la strada meno problematica in mezzo ad alcuni risalti rocciosi. Torniamo alla Rorbu per il pranzo; qui nel selvaggio Nord non possiamo certo sperare di finire la gita a bere birrette in qualche Stube come se fossimo nelle Alpi! Gli unici posti di ristoro possibili sono i numerosi supermercatini che si possono trovare anche in mezzo al nulla, tutti comunque ben attrezzati per offrire una bibita calda o uno spuntino veloce ai viandanti. Nel pomeriggio, per non annoiarci, salita al SAUFJELLET 353m, panoramica cimetta nei pressi di Sørvågen, e divertente discesa tra sbuffi di polvere.

Domenica 29 marzo

E’ quasi di malavoglia, spinti dalla logica del turismo, che lasciamo la caratteristica Rorbu di Reine per spostarci a Nord. A queste latitudini anche uno spostamento di poche centinaia di km può diventare un’avventura, specie quanto la tormenta riduce, seppur per qualche momento, la visibilità a zero. E’ ormai sera quanto arriviamo a Tromsø e affittiamo due bungalow nel campeggio in località Tromsdalen.

 

DINTORNI DI TROMSØ E PENISOLA DI LYNGEN

Tromsø, il capoluogo della contea di Troms, situata oltre 350 km a nord del Circolo Polare Artico, è la città con più di 50.000 abitanti più a nord del mondo. Viene considerata la porta d’accesso al Polo Nord, dal quale dista solo 2.000 km, ed è stato il luogo di partenza di molte spedizioni artiche.
La zona ad est di Tromsø è particolarmente remunerativa per la pratica dello sci-alpinismo, soprattutto la penisola di Lyngen. La parte centrale della penisola è caratterizzata da ampi ghiacciai e da imponenti montagne, la più alta delle quali, il Jiehkkevàrri, raggiunge i 1833m. Tuttavia le cime più interessanti da un punto di vista sci-alpinistico sono quelle vicino al mare, più facilmente raggiungibili, con dislivelli che vanno dai 700 ai 1300 metri.


Cime salite nel Troms – Posizionamenti GPS su mappa Garmin Map Source

 

 

 

 

 

 

 

 

Lunedì 30 marzo

Direttamente dal campeggio in località Tromsdalen, saliamo il monte che domina la città di Tromsø, il TROMSDALSTINDEN 1238m, coprendo in tutto la distanza di oltre 21 km. Percorriamo dapprima un lunghissimo fondovalle, prendiamo poi finalmente quota, ma per arrivare in cima dobbiamo ancora seguire una panoramicissima ma infinitamente lunga cresta arrotondata. Finalmente in cima dominiamo, fin dove lo sguardo può arrivare, bianchi e dolci rilievi. Rispetto alle Lofoten tutto qui, attorno a Tromsø, appare molto più morbido, il terreno ideale per facili gite di sci-alpinismo nonché per discese a tallone libero, tecnica preferita dai locali. “Andate a vista” ci consigliava chi era già stato qui; dapprima increduli, dobbiamo ricrederci: niente di più facile: per decidere la gita del giorno, l’unica difficoltà è l’imbarazzo della scelta!

Martedì 31 marzo

Oggi un tratto di traghetto ci risparmia un bel po’ di chilometri di strada ghiacciata. Pochi minuti e sbarchiamo nella Penisola di Lyngen. Oltrepassata la cittadina di Lyngseidet lasciamo l’auto a Kvalvik, meta il KAVRINGTINDEN 1289 m. Se la partenza lungo un anonimo vallone non lascia trapelare nulla di speciale, nella parte alta avremo il nostro riscatto. Dalla cima sovrastiamo il fiordo sotto di noi, ma soprattutto, volgendoci ad ovest possiamo ammirare le alte cime aguzze delle Alpi di Lyngen, morfologie in verità molto simili a quelle che abbiamo lasciato a casa, ma rare da queste parti. Segue una discesa con vista su un fiordo che riflette a specchio le scure pareti che si immergono nell’altra riva, nella polvere di un pendio talmente perfetto che alcuni torneranno su un bel tratto per ripetere la discesa, accumulando così nella giornata un dislivello per nulla irrilevante.

Mercoledì 1 aprile

Giornata di maltempo passata a visitare Tromsø, ci concentriamo soprattutto sui fornitissimi negozi sportivi e su due interessanti musei: il “Polarmuseet i Tromsø” il museo di storia polare dedicato alle spedizioni polari nonché alla caccia nell’Artico, e “Polaria”, dove la maggiore attrattiva è costituita da enormi vasche dove sfrecciano alcune pasciute foche barbate.

Giovedì 2 aprile

Isola Kvaløia: dalla località di Gløshaugen, salita all’anticima dell’HOLLENDAREN 947m. Attacchiamo il versante esposto a nord, tutto in ombra, polvere stupenda ma dominante grigia, ravvivata però dal mare blu sotto di noi. Nel percorrere un fastidioso saliscendi poco dopo la partenza notiamo la presenza lontana di un paio di capi di fauna locale, non sembrano però alci, più probabile siano comuni renne. E’ da quando siamo arrivati in Norvegia che ci stiamo chiedendo se esistano veramente gli alci: animali irreali e mitologici o semplicemente molto discreti?

Venerdì 3 aprile

Dalla località di Elvevoll, sulla strada che porta al traghetto per Lyngen, saliamo il LANGDALTINDEN 928m. Le sue pendici regolari sono un itinerario classico, così ci raccontano alcuni sci-alpinisti locali che finalmente incontriamo; cominciavamo a dubitare della loro esistenza, come di quella degli alci.
Alle nostre rimostranze sulla traccia di salita da loro scelta, secondo noi un po’ troppo dura, uno di loro ci risponde con un crudo “benvenuti in Norvegia!”. Eh, indubbiamente loro non hanno problemi di scarso allenamento! Quando ci salutiamo uno di loro, Mortenson, ci propone per l’indomani di seguirlo in un’altra classicissima gita della zona. Accettiamo ben volentieri e fissiamo ora e luogo dove rincontrarci.

In serata acquistiamo uno skipass e prendiamo uno skilift infinito, alla fine del quale pelliamo gli sci e saliamo ancora un paio di centinaia di metri per arrivare alle ore 20 circa in cima ai 626m del NORDFJELLET, cimetta sopra Tromsø. La vista della città sullo sfondo di un tramonto dalle infinite tonalità di arancione rimarrà uno spettacolo indimenticabile. Quando all’orizzonte rimane ormai solo una sottile striscia infuocata ci lanciamo in una divertente serie di curve lungo la pista illuminata artificialmente.

Sabato 4 aprile

Puntuale all’appuntamento convenuto il giorno prima, arriva Mortenson con sua nipote Kristina. Lasciamo le auto presso la Marina di Ritabukta e ci dirigiamo verso il SENNEDAL-FJELLET 1395 m. All’inizio saliamo con il fiordo alle spalle, ma dopo qualche tempo perdiamo di vista il mare e ci troviamo ad attraversare un plateau talmente vasto da ricordarmi le Alpi Svizzere. Purtroppo la perturbazione prevista anticipa di qualche ora, raggiungiamo così la cima senza visibilità alcuna e sotto una rada nevicata che ci accompagnerà per tutta la discesa. Gli ultimi duecento metri sono resi più movimentati dalla solita fascia di boschetto a betulle e, complici le gambe ormai non troppo reattive dopo 1200 metri di discesa nonché due settimane di gite quasi quotidiane, assistiamo a qualche bel numero acrobatico come quello di Piero, finito chissà come appeso a testa in giù in cima ad uno di questi elastici (per sua fortuna) alberelli.

Domenica 5 aprile

Raccattiamo la nostre cose e ce ne andiamo a malincuore dai confortevoli bungalow che ci hanno ospitato per una settimana, lasciamo le auto al noleggio in aeroporto e ci imbarchiamo mestamente per Oslo in una limpida mattina di sole. Subito dopo il decollo notiamo sotto di noi, quasi volesse salutarci, il Tromsdalstinden, l’enorme cresta che domina Tromsø, da noi salita appena una settimana prima. Due veloci cambi Oslo-Monaco e Monaco-Ronchi e siamo a casa, purtroppo senza parte del bagaglio che, per fortuna, arriverà il giorno dopo. Abbiamo lasciato il Grande Nord da poche ore ma già ci mancano i villaggi di pescatori, la solitudine, la natura, il silenzio, cose semplici divenute doni preziosi nella confusione, nell’affollamento e nell’inquinamento acustico delle nostre vite. Negli occhi rimarranno a lungo le riposanti mille sfumature di bianco/grigio/azzurro, sfondo messo dalla natura ai vivaci e contrastanti colori introdotti dall’uomo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I sei partecipanti alla spedizione sulla cima del Kavringtinden, penisola di Lyngen.
Da sn a dx: Christian Giordani, Daniela Perhinek, Piero Paliaga, Elena Macoratti, Moreno Tommasini e Fabio Zancano.

 

Le foto (clicca sulle immagini per ingrandirle)

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Nordfjellet Tramonto Salita al Monte Vared

Discesa dal

Torskmannen

Reine - merluzzil
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La nostra rorbu a

Sakrisøy

Benedizione degli sci

in mare

Discesa dal Rusta In Cima al Ryten

 

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Forcella

sull'Olkontinden

Discesa dal

Kavringtinden

Lofoten Aurora Boreale Nordfjellet Tramonto

 

Informazioni utili

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cartografia:
Pur essendo possibile lo sci-alpinismo a vista, è comunque preferibile verificare la fattibilità del progetto consultando una delle dettagliate cartine che si trovano facilmente nelle librerie e negli uffici d’informazione turistica.
Cartine usate nelle Lofoten:
- Turkart Lofoten 1:100.000 (Ugland It Group)
- Turkart Vågan 1:50.000 (Ugland It Group)
- Vest-Lofoten 1:50.000
Nel Troms:
- Tromsø fastland – Stuoranjárga 1:50.000 (Ugland It Group)
- Kvaløya 1:50.000 (Ugland It Group)
- Lyngenhalvøya (Ugland It Group) 1:50.000

 

Utili inoltre il libro di Fabio Pasini “Norvegia: Lofoten Ski & Kayak” – ed Geoantropo (www.lofotenskikayak.org) acquistato via Internet prima di partire e la guida della Norvegia della Lonely Planet EDT.

 

Abbiamo alloggiato:


Isole Lofoten:

Lofoten Rorbuer
Jektveien 10, Marinepollen
NO-8300 Svolvaer, Norway
tel.: +47 91595450
fax: +47 76071877
e-mail: post@lofoten-rorbuer.no
web: www.lofoten-rorbuer.com

 

Sakrisøy Rorbuer
Sakrisøy, N-8390 Reine, Norway
tel.: +47 76092143
mob.: +47 90035419
e-mail: sakrisoy@lofoten-info.no
web: www.lofoten.ws


Tromsø :

Tromsø Camping
9020 Tromsdalen, Norway
tel.: +47 77638037
fax: +47 77638524
e-mail: post@tromsocamping.no
web: www.tromsocamping.no

 

 

Marocco 2008

 

IN AFRICA CON GLI SCI
Diario di una spedizione rivelatasi tutto sommato una vacanza.

Premessa

L’idea era nell’aria già da alcuni anni, da quando Riccardo, girovagando per il mondo in moto, aveva notato delle inconfondibili macchie bianche sulle cime dell’alta catena montuosa che separa la fascia costiera dal desertico interno del Marocco. Tornare in Africa con gli sci! Il suo sogno si avvererà alla fine dell’inverno 2008, dopo aver convinto a fatica pochi amici della propria sanità mentale.


8/3/08 Partenza
Prenotato il volo e contattata tramite internet una guida locale non resta che preparare l’enorme quantità di materiale che dovrà renderci per dieci giorni completamente autosufficienti, avendo letto le sconsolanti relazioni dei viaggiatori che ci hanno preceduto relative alle infrastrutture turistiche nell’interno del Paese.
Il nostro arrivo a Marrakech non si preannuncia nel migliore dei modi. Moreno rischia subito di venir arrestato in aeroporto per aver scattato una foto ad un gruppo di turiste con la macchina di una di loro. Poco dopo ci accorgiamo che il nostro contatto che avrebbe dovuto venirci a prendere per portarci ad Imlil, alle pendici dell’Alto Atlante non c’è e non risponde al telefono.
Contrattiamo brevemente con un tassista che, dopo aver legato il nostro bagaglio appoggiato sul tetto con uno spaghino che non avremmo usato nemmeno come laccio per le scarpe, parte con la sua Mercedes anni ’60 in direzione delle montagne. Poco più di un’oretta dopo la strada più o meno asfaltata finisce ad Imlil, quota 1740 m. Qui cominciamo a prendere contatto con gli abitanti del luogo, Berberi (non Arabi) come tengono subito a precisarci, e dovendo trovare un contatto di riserva, chiediamo nell’ufficio delle guide di Abdou che sappiamo aveva lavorato anni prima per un amico e grazie alla strana (dis)organizzazione che contraddistingue i locali riescono ben presto a contattarlo.
Abdou ci ospiterà nella sua casa i giorni che non dormiremo in montagna e farà da tramite con i ragazzi che con l’aiuto dei muli porteranno i nostri bagagli in quota.
9/3/08 Il nuovo Rifugio Mouflon
Il giorno dopo l’arrivo viene dedicato al trasferimento alle pendici del Toubkal. Caricati i bagagli sui velocissimi muli, fatichiamo non poco a seguirli su per la lunghissima valle che porta ai 3200 m del rif. Nelter, storico rifugio del Club Alpine Francaise recentemente ristrutturato ma già fatiscente e sempre sovraffollato. Con piacere scopriamo che a pochi metri dal Nelter i marocchini hanno appena finito di costruire un nuovo rifugio il “Mouflon” con spaziosi ambienti in stile locale; racconta il gestore Abdul Rahim che è stato costruito portando su tutto il materiale a dorso di mulo in soli 4 anni... incredibile! Probabilmente perché non ancora pubblicizzato e forse perché un po’ più caro del vicino francese, l’ultimo arrivato è semivuoto e così una confortevole cameretta da 4 tutta per noi diventerà la nostra base per 5 notti. Base quasi lussuosa, preparati al peggio (bivaccare in tenda) apprezziamo non poco la possibilità di fare una doccia calda negli ampi servizi, le bottigliette di coca cola dal fornitissimo spaccio interno, l’uso gratuito della grande cucina. L’unico problema il freddo intenso mitigato solo dal fuoco del caminetto in un angolo che diventa ben presto divertente punto di aggregazione per alpinisti provenienti da ogni parte del mondo mescolati a pittoreschi personaggi locali. I nostri spessi sacchi a pelo invernali ci permetteranno di dormire comunque tranquillamente pur con temperature interne prossime allo zero.
10/3/08 gita n. 1: Jebel Toubkal 4167m
Dopo aver passato la serata su cartine e relazioni per decidere una gita tranquilla di assaggio, l’indomani, appena usciti all’aperto succede l’inevitabile. In una fredda e limpida mattinata scopriamo che tutti nello stesso momento abbiamo avuto lo stesso pensiero. “Non sprecheremo mica questa splendida giornata per una gitarella di acclimatamento? Nemmeno 1000 m sopra al Rifugio ci attende ansiosamente il Jebel Toubkal, la cima più ambita!”
Arrivare a quasi 4200m scarsi di fiato non è proprio una passeggiata ma la bellezza dei luoghi, la forza di volontà e soprattutto gli splendidi ampi pendii che ci attendono ci portano tutti sulla cima più alta del Nord Africa. Se salendo da sud-ovest togliamo gli sci poco prima della vetta per attraversare un tratto senza neve e per affrontare poi un traverso un po’ esposto, discesa invece tutta con gli sci per il versante nord-ovest. Partenza ripida su neve dura, poi splendidi pendii discesi tutti su ottimo firn. Condizioni di neve stupende ci accompagneranno per gran parte di questa vacanza. Qui in Atlante l’escursione termica è molto forte, di notte il manto nevoso ghiaccia ma durante il giorno il sole fa il suo dovere. Così, in pratica, basta scegliere l’ora per scendere in base a quanti centimentri di neve molla superficiale si desiderano.
11/3/08 gita n. 2: Tizi n’Ouanoukrim 3840m
La mattina successiva gita di quasi riposo. Seguiamo la valle principale e dopo una caratteristica strettoia imbocchiamo sulla destra un canale dapprima stretto, poi sempre più ampio, che separa i monti Ras ed Akioud fino alla Tizi (= forcella) n’Ouanoukrim, molto panoramica. Discesa senza difficoltà: 600 m con pendenza costante tutta su firn.
12/3/08 gita n. 3: Timesquida 4089 m + Ras 4083 m
Ormai acclimatati affrontiamo la giornata tecnicamene più impegnativa. Seguiamo la valle principale fino quasi alla forcella Tizi n’Ougane dalla quale, sci in spalla, risaliamo il ripido canale sulla destra fino a sbucare su un ampio pendio. Un lungo traverso con poca pendenza porta all’ampia conca dalla quale raggiungiamo per prima la piatta cima del Timesquida, ridiscesi quindi alla conca saliamo in direzione opposta fino alla sella posta una decina di metri sotto il Ras, raggiungendone la cima a piedi per facili roccette.
Dalla sella sotto il Ras è possibile scendere direttamente lo stretto e ripidissimo canale incastrato tra le rocce in direzione nord. Trovandovi però neve molto dura ed irregolare, solo Riccardo trova la decisione sufficiente ad affrontare i quasi 40 gradi del pendio, mentre noi tre preferiamo tornare verso il canale percorso all’andata, comunque impegnativo per i massi da schivare con pendenze sempre sopra i 35 gradi ma perlomeno scendiamo sotto un tiepido sole che rende la neve più facile. Una volta ritornati al vallone principale e ricongiuntici con Riccardo, ritorniamo al rifugio tracciando anche oggi estetiche serpentine sull’ormai abituale firn.
13/3/08 gita n. 4: 4030 m
Decidiamo di salire sulla cima di un quarto quattromila e così, di buon’ora, partiamo per il terzo giorno consecutivo verso sud, lungo la valle principale. Oggi però ben presto, a quota 3280 circa, imbocchiamo un suggestivo canale a destra che porta ad un ampio pendio. Continuando innanzi arriviamo in un’ampia conca da dove dobbiamo scegliere, tra una serie di canali che ci si parano davanti, quello giusto. Con l’aiuto di descrizioni e cartine, scegliamo non l’ovvia prosecuzione del canale iniziale ma una meno evidente forcella posta circa nella parte centrale della conca. Scelta azzeccata, ben presto arriviamo ad una forcellina ad un centinaio di metri sotto la cima. Qui lasciamo gli sci e proseguiamo con ramponi e piccozza traversando dapprima un ripido pendio poi per panoramica cresta fino alla cima. Discesa per la stessa via di salita, con qualche rammarico. Le condizioni di innevamento più che buone di quest’anno ci avrebbero infatti permesso di scendere dalla cima direttamente con gli sci (se solo li avessimo portati su!).
Ritorno al rifugio con neve più dura ed irregolare del solito, per una leggera velatura che annuncia la perturbazione in arrivo di lì a poco.
Quando sei in mezzo ai monti, tra rocce e neve, ti senti a casa e può capitare di dimenticare dove ti trovi. Se poi ti distrai al punto di cadere può succedere che accorra in tuo aiuto una strana visione: un vero tuareg con tanto di turbante blu ma con gli sci invece del dromedario che ti ricorda immediatamente dove sei!

14/3/08 Imlil
Oggi bufera! con grande dispiacere per qualcuno che voleva salire ancora qualche centinaio di metri in attesa dei ragazzi con i muli che verso metà giornata ci vengono a prendere per scendere ad Imlil.
Tenendoci sulla destra del vallone principale riusciamo a scendere con gli sci fino a quota 2600 circa su lingue di neve che si trova però in buone condizioni solo fino a quota 2900, diventando poi via via sempre più marcia.

15/3/08 Tacheddirt (2314 m)
Da Imlil sono solo 560 m di dislivello ma sono necessarie 4 ore per raggiungere a piedi, i bagagli caricati sugli impagabili muli, il lontanissimo paesino di Tacheddirt, poche centinaia di anime che vivono in questo luogo sì suggestivo ma praticamente isolati causa l’assenza di una strada decente, senza corrente elettrica (che sta però arrivando), in case fatte di mattoni di fango. Tra le poche case in muratura il rifugio del CAF francese e quello marocchino appena finito di costruire. Quest’ultimo si rivela ben più che un rifugio, si tratta di un vero e proprio albergo con lussuose terrazze e spazi comuni, bagni con docce, servizio di pensione completa, alcune camere con lenzuola e bagno interno, corrente fornita da un generatore. Noi optiamo per la sistemazione spartana, occupiamo una semplice ma accogliente cameretta dotata di quattro materassi a terra con cuscini e coperte e usiamo la loro cucina per cuocere i cibi che abbiamo portato con noi (richiesto un piccolo contributo per l’uso del gas). A proposito di fornelli, di quelli che abbiamo portato con noi, solo quello a benzina è risultato utilizzabile, vari tipi di bruciatori avvitabili su bombole con filetto sono rimasti inutilizzati essendo in vendita ad Imlil solo le storiche bombolette Camping Gaz da bucare.

16/3/08 gita n. 5: Iguenouane 3877 m
La mattina alle prime luci dell’alba partenza direzione Iguenouane. Con un dislivello di quasi 1600 metri da affrontare, dei quali 500 senza neve, diamo volentieri qualche euro ad un ragazzo che carica sul mulo scarponi sci e zaini scaricandoceli al limite inferiore della neve, che si aggira sui 2800 m. In salita la neve ghiacciata rende indispensabile l’uso dei rampant. Quasi 5 ore per arrivare sull’anticima, poi in cima percorrendo a piedi poche decine di metri di cresta senza difficoltà. Nel frattempo il sole sta scaldando a dovere, regalandoci meravigliosi 1000 metri di sciata su firn giù per ampi e ripidi pendii.
Sfruttando l’accumulo di neve di una vecchia valanga riusciamo a scendere il canale fin circa quota 2600. Ritorno al rifugio sotto un cocente sole africano.

17/3/08 gita n. 6: Tizi (= forcella) Likemt 3555 m
Be’, confronto a ieri oggi abbiamo una gita di tutto riposo! Solo 1250 metri ci separano dalla meta.
Dobbiamo essere però di ritorno entro ora di pranzo, dovendo iniziare il lungo viaggio che ci riporterà a Trieste.
Saliamo nella Irhzer (= valle) n’Likemt: guardando i monti dal rifugio l’ampio vallone subito a destra di quello che ci ha portato sull’Iguenouane. Risaliamo a piedi fino a quota 2800 circa, poi con gli sci e rampanti su neve ghiacciata fino alla panoramica forcella, dalla quale (volendo) è possibile salire a sinistra o a destra senza difficoltà su cime di oltre 3600 m.
Discesa lungo la via di salita o, come scelgono Riccardo e Moreno, percorrendo un bel canale un po’ più ripido trovato percorrendo a piedi dalla forcella un breve tratto di cresta in direzione SO.
Ciliegina sulla torta. L’ultima gita di questa vacanza su un firn semplicemente perfetto!
Un po’ stretti con i tempi ci facciamo venire a prendere con l’auto dall’efficientissimo Abdou.
Lasciare Tacheddirt si rivela la parte forse più pericolosa di tutta la vacanza. La vecchia R4 stracarica fatica non poco a percorrere la dissestata ed espostissima mulattiera che porta ad Imlil e ci fa rimpiangere la collaudata soluzione a piedi + bagagli sul mulo (la vera “Berber car”).

18/3/08 Ritorno
Il viaggio nel tempo sta per finire! Ultime ore passate ad Imlil cercando con tutti i sensi di catturare sensazioni per portare con noi quel qualcosa di questo mondo che in qualche modo sentiamo familiare, un mondo che appare tanto diverso dal nostro ma pensandoci bene forse è solo rimasto fermo ai tempi delle nostre bisnonne. Ci guardiamo attorno come guardando una stampa d’epoca, certi che tra non molto tutto verrà stravolto, cambierà, speriamo in meglio ma non ne siamo troppo sicuri. Anche qui la globalizzazione creerà nuovi bisogni e già si vedono le prime parabole per la Tv satellitare sui tetti di case in terra dove è da poco arrivata l’elettricità e l’acqua si va ancora a prendere alla fontana, alla quale si lavano anche i panni.
E’ un paese in trasformazione, con forti contrasti, dove se chiedi un pezzo di pane, dopo aver aspettato il tempo che serve, ti viene consegnato bollente dalle manine della ragazzina che lo ha appena sfornato ma anche dove bambini rubano il tempo ai campi e alla scuola per guadagnare qualcosa improvvisandosi portatori per potersi comprare l’ultimo telefono cellulare.
Sulle montagne più isolate intanto altri bambini rischiano di perdere la dignità elemosinando dolciumi agli stranieri e tu speri che l’odore acre della plastica lasciata in giro dai turisti e bruciata in bidoni all’aperto tra campi e frutteti non sia l’inizio della fine di un equilibrio con la natura durato centinaia di anni troppo delicato per reggere l’impatto con la nostra (in)civiltà.
Ci illudiamo che l’Hotel costruito a Tacheddirt dove piuttosto servirebbero strade e scuole sia un inizio e che la volontà e spirito d’iniziativa vista in molti riesca a costruire un nuovo equilibrio dal quale tutti possano trarre qualche vantaggio.
Ce ne stiamo andando ...e chissà, forse torneremo in Atlante tra qualche anno. La speranza è di trovarvi allora una realtà cambiata in meglio, ma non snaturata completamente in funzione del progresso e falsificata per le finalità del turismo. Utopia? Probabile.

Hanno partecipato:

Riccardo Ostoich,
Tommasini Moreno,
Christian Giordani

e la scrivente,
Daniela Perhinek

Le foto (clicca sulle immagini per ingrandirle)

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Partenza Rif. Mouflon Il Rif. Mouflon Verso cima Toubkal la cima del Toubkal
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Discesa dal Toubkal Monte Toubkal Tizi n'Ouanoukrim Verso il Rif. Nelter
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Salita al Timesquida Salita al Timesquida Cima Timesquida Verso il Ras
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In cima al Ras Verso cima M. Akioud Cima del M. Akioud Discesa M. Akioud
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Discesa M. Akioud Carico bagagli Tamda Iguenouane Tamda Iguenouane
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Tamda Iguenouane Tamda Iguenouane In cima La discesa
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Verso Tacheddirt Forcella Tizi Likemt Discesa Tizi Likemt Discesa Tizi Likemt
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Discesa Tizi Likemt Discesa Tizi Likemt Pericoloso ritorno a Imlil  

Informazioni utili

 

Contatto ad Imlil: 

Abderrahim Id Boussalem (Abdou)

Imlil - B.P. 28 Asni – Marrakech – Maroc

Tel. 00212 – 067 234851

E-mail: idboussalem@yahoo.fr 
 

Rifugio zona Toubkal: 

Gite Camping “les Mouflons”

Tel.: (00212) 063 763713 / 063 763109 / 063 763327 / 061 213345

E-mail : afoud@wanadoo.net.ma 
 

Cartografia: Toubkal & Marrakech 1:50.000 ed. Cordee (www.cordee.co.uk
 

Link utili: 
 

http://www.scivolare.it/ppage.php?menu=home&contentID=1&tab=1&fMenu=viaggi&s=1 

http://www.planetmountain.com/snow/Marocco/01.html 

http://www.imlil.org/index.htm 

http://www.ilmeteo.it/portale/meteo-africa?citta=Parque%20National%20de%20Toubkal 

http://www.snow-forecast.com/resorts/Oukaimeden 

 

 

Bivacco Marussich

 

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"Elio Marussich" membro del Gruppo Montagna del Club

 

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